Lutto-Perinatale

Lutto Perinatale

A cura di Pubblicato il: 26/06/2026

La definizione di lutto perinatale è la perdita di un figlio che può avvenire tra la 27a settimana di gravidanza e i 7 giorni dopo il parto. Per definire emotivamente quello che avviene tra i due genitori invece non basterebbero milioni di parole o forse sarebbero troppe.

Proviamo a partire dall’inizio.

La coppia scopre di aspettare un figlio desiderato o improvviso. Se si decide di proseguire con la gravidanza allora possiamo affermare che la gioia inizia a pervadere i nuovi genitori, l’euforia di aver creato una nuova vita è una sensazione indescrivibile.

La paura è sempre in agguato: sarò capace? Riuscirò a dargli tutto quello che serve? Sono le domande più comuni che i genitori si pongono, ma è ancora presto per prendere decisioni, per il momento ci sono le visite programmate, ascoltare il battito del feto per la prima volta, le ecografie che si susseguono regolari ogni mese.

Chi prima o chi dopo si inizia a comprare il necessario per il nuovo arrivo: la culla, la cameretta, il passeggino, vestiti e perché no anche peluches da compagnia! Nella vita dei genitori si crea lo spazio per accogliere il futuro bambino, nonni parenti e amici ormai chiedono solo come sta la “pancia” che cresce a vista d’occhio. Si decide un nome, importante che lo distinguerà per tutta la vita e sarà tutto per lui. Tutto procede nel migliore dei modi, forse la mamma ingrassa un po troppo ma non importa ci penseremo dopo, in fondo è sempre il papà che la vizia: ora deve faticare per due sta costruendo una vita!

Poi arriva la dura realtà: la gravidanza per infiniti motivi diversi si interrompe e tutto quello che si stava costruendo fino a pochi attimi prima svanisce; mentre si attende una nascita arriva una morte. La perdita di un figlio è di per se l’evento più innaturale che dei genitori possano sopportare, proviamo a pensare alla morte di un figlio mai nato. Partorire e seppellire nel giro di pochi giorni il proprio figlio, a volte senza averlo mai neanche sentito piangere o senza avergli potuto dare un abbraccio.

I genitori si stavano preparando alla vita, ad accogliere un nuovo membro della loro famiglia, ad allargare la loro famiglia e invece si trovano a fare i conti con il proprio lutto, con il trauma che interrompe la loro costruzione della genitorialità. Tutto lo spazio che si era costruito ad un tratto rimane vuoto, non è possibile riempirlo con niente.

Come è possibile sopravvivere a questo tipo di lutto? Come può un uomo ma (credo) in particolar modo una donna affrontare un evento emotivo così importante?

Il lutto perinatale è un evento abbastanza frequente ma del quale ancora non si parla, non è abbastanza legittimato a livello sociale. Mamma e papà ritornano ad essere una qualunque coppia, si torna a lavoro (in fondo che ci sto a fare a casa?); passato il momento traumatico si torna alla vita normale. Ma cosa c’è di normale in una coppia che ha vissuto un lutto invisibile? Due genitori stavano “costruendo” il futuro e a un certo punto si ritrovano senza futuro e forse con una cameretta pronta ma vuota.

Chi rimane deve affrontare il lutto e difficilmente il dolore viene compreso da chi gli sta intorno. Nessuno ha mai conosciuto quel bambino, solo la mamma e il papà lo conoscevano. In pochi lo hanno sentito muoversi ma i genitori già conoscevano i suoi movimenti, sapevano cosa preferiva che si mangiasse, la posizione migliore per farlo dormire anche se ancora si trovava nella pancia della mamma.

La paura di una nuova gravidanza: e se succedesse nuovamente? E se non fossi capace di portare a termine una gravidanza? E se non siamo capaci di diventare genitori? E’ meglio riprovarci subito o aspettare? O forse è meglio non riprovarci proprio?

Elaborare un lutto richiede sempre del tempo, ogni persona lo fa in modo diverso e ogni coppia adotta le proprie strategie che possono essere per loro distruttive o costruttive. Chiediamo loro come stanno, preoccupiamoci delle emozioni che a volte sono così forti da schiacciare la famiglia, non ci sono parole magiche da dire ma solo la nostra vicinanza a chi in quel momento sta vivendo un lutto invisibile.

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I miei studi sono iniziati più di dieci anni fa nella facoltà di Psicologia presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e successivamente mi sono specializzata in Psicoterapia Sistemico Relazionale. Ho conseguito diversi master: in “Psicologia Clinica e Psicologia Giuridica”, in “Psicologia Giuridica e Forense per CTU e CTP” e in “Psicoterapia della Coppia”.

Ho lavorato per tanti anni nel sociale: nelle scuole, in diversi centri diurni e in particolar modo con i minori. La mia specializzazione mi permette di osservare il contesto sociale e relazionale nel quale siamo inseriti.

Ritengo che la psicoterapia sia uno strumento fondamentale per poter affrontare le diverse fasi della vita che si incontrano. Attraverso la relazione che si sviluppa durante gli incontri, ogni persona può capire quali comportamenti e azioni non sono utili per raggiungere i propri obiettivi. Nel mio lavoro posso incontrare singoli, coppie e famiglie.

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